La fonetica americana e la fonetica dialettale hanno un simbolo in comune

Ultimamente sentiamo spesso il nome del presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump. Ascoltando però un discorso di Federico Rampini, per esempio, notiamo che lo nomina con un suono insolito, come se ci fosse una C dolce nel nome del politico: / t͡ʃwamp/.

Questo è perché in inglese americano, al grafema “tr”, si associa il fonema / t͡ʃ/. Quest’ultimo è una diacritica, un insieme di suoni, detta affricativa postalveolare sorda, per spiegarlo, quel fonema che in italiano assegniamo alla C davanti ad una E o ad una I. Dato che questa è una diacritica, possiamo anche definirla l’insieme tra due fonemi, il più importante di questi è la fricativa postalveolare sorda, quella che in italiano assegniamo al grafema “sci”.

Interessante notare come anche nella dialettica meridionale la fricativa postalveolare sorda sia di uso quotidiano. Prendiamo per esempio l’abitudine alla fonetica napoletana, dove /zkarpa/ (“scarpa”, scritto in fonetica italiana) si legge /ʃkarpa/.

Notiamo quindi, che nonostante la distanza geografica e storica delle culture, che le lingue sono in costante movimento, e così ne sono i suoni implementati.

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