Cartesio VS social media

In questo periodo di vacanza, così come nella generalità del tempo, l’idea di leggere un libro è più salutare di quella di perdere tempo a guardare video sui social. Tale paragone sussiste da anni, e sarebbe ancor più salutare capire perché lo fa. Ebbene, per dedurre come un contenuto scelto da noi sia meglio di contenuti legati secondo un algoritmo, possiamo fare un’analogia tra quello che dice Cartesio nel suo libro discorso sul metodo e l’attualità dei fatti.

La più grande citazione di Cartesio, come da informazione di un patrimonio culturale comune, è “penso quindi sono“, concetto che il filosofo moderno introduce poco dopo la metà delle pagine del suo libro più celebre. Dopo aver nominato per la prima volta la suddetta perifrasi, Cartesio non parla del raziocinio come strumento di studio, bensì lo descrive come la difesa dalle religioni illogiche. Se un credo introduce qualcosa che va contro la razionalità, come un dio perfetto che compie un errore, per esempio, allora il credente non è invitato a ragionarci perché perderebbe fede. Così, senza pensieri sulla propria religione, il credente perde la propria personalità, e il concetto di “credente” diventa solo quello di un individuo membro di un credo, ma totalmente separato da esso, in maniera ossimorica.

Allo stesso modo, tutte i motti e le tattiche di vendita tramite pubblicità remota tolgono personalità alle persone, ragionando al posto loro. Il concetto di “compratore” scompare perché non c’è un pensiero dietro chi si identifica tale, ma c’è il desiderio capitalista dei produttori, l’unico compratore è l’individuo adescato dalle pubblicità. Lo stesso ragionamento si applica alla scelta dell’intrattenimento. Più cose decidiamo, e più adatto a noi sarà il nostro svago, ma minore sarà la nostra sorpresa nell’analizzare i contenuti. Leggere un libro è preferibile, non perché lo dicono i nostri genitori, ma perché è nostro il potere di scegliere l’autore, il genere e la trama. Nei social, dove i contenuti non sono scelti dall’utente, bensì selezionati da un algoritmo basato sui gusti dell’utente, non c’è pensiero, e la personalità di chi guarda è persa nei contenuti decisi da altri per sé.

Ci sono pochi motivi per cui una persona può preferire passare il tempo sui social anziché leggere un libro, due sono i principali: 1o, l’utente odia così tanto i suoi pensieri, pensa di essere così inadatto a questo mondo che fa decidere a qualcun altro i propri gusti, 2o, l’utente ha, per un periodo di tempo imprecisato, un disinteresse nei confronti del mondo che lo circonda, come è normale che sia, e dà ai social lo spazio mentale per sfruttarne la diversità dallo spazio prossimo.

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