“Ad satis” e la moltiplicazione del proprio valore

Quando un elemento concreto o concettuale, materiale o immateriale è in proporzioni appena sufficienti alla soddisfazione di un bisogno, nella maggior parte dei casi primario ma anche frequentemente secondario, si dice in italiano che quell’elemento abbia raggiunto la bastanza. Da qui l’avverbio abbastanza come unione di a e bastanza. Per esempio, nel miracolo di Gesù della moltiplicazione dei pani e dei pesci, è importante sottolineare che più di diecimila uomini mangiarono fino alla sazietà, cioè abbastanza, da un solo cesto di pani e pesci.

Una parola che invece ha avuto una traslitterazione più sentita era precedentemente un’espressione, ad satis, pronunciato [ad za(tz)is]. Essa significa esattamente a sazietà, il nome che prende la fame quand’è soddisfatta. Ad satis è poi diventato assai in italiano e assez [as:e] in francese. Nonostante questo, nel dizionario Treccani la parola ha ben tre significati che rivelano la flessibilità della parola: Il primo è in misure sufficienti, il secondo è in misure ingenti e il terzo è in misure minime o nulle. Babilonica come definizione. In francese, invece, la parola ha mantenuto il significato latino o il secondo significato italiano.

La flessibilità nei significati delle parole dona più colore al parlato, ma anche più confusione. Comunque, come si nota quotidianamente, spesso il significato di un omonimo si restringe al più chiaro e più comune uso della parola.

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