E’ stato questo il punto di partenza su cui si è basato l’incontro-dibattito tenuto presso il nostro istituto il 29 settembre. In questa occasione, noi alunni abbiamo avuto la possibilità di incontrare l’associazione “Daunia delle due Sicilie” per discutere dell’attuale questione meridionale e della situazione preunitaria del sud, allora dominato dalla potenza borbonica. Quest’associazione neoborbonica si propone l’obiettivo di far conoscere un punto di vista differente sulla questione. Tale punto di vista va oltre ciò che ci viene presentato esclusivamente dai libri di storia; infatti, rispolverando e analizzando attentamente antichi documenti dell’epoca, quest’associazione ha contribuito sicuramente a fornirci un quadro della questione più chiaro e informato. Durante il dibattito sono stati messi in evidenza i vantaggi che il governo borbonico ha portato all’Italia meridionale prima che l’unificazione, per mano dei Savoia, mettesse in crisi la stabilità raggiunta nel Regno delle due Sicilie . Alcuni di questi vantaggi furono la buona occupazione della popolazione in crescita e uno sviluppo sia in campo industriale che economico, favorito anche grazie a numerose riforme adottate per la redistribuzione delle terre. Pertanto i Savoia e Garibaldi ,che nei libri vengono rappresentati come gli eroi che unificarono il Paese, vengono invece visti dai neo-borbonici come veri e propri invasori che ruppero l’equilibrio raggiunto dai Borbone e svuotarono le casse del meridione, all’epoca le più floride secondo documenti ufficiali. Ma non solo, il nuovo Stato unitario non si preoccupò in alcun modo di risollevare il sud dalla crisi e dall’arretratezza che lo lacerava e che tutt’ora lo rendono “la questione meridionale” a causa della grave disoccupazione, povertà e delinquenza dilagante rispetto al nord Italia. Tutto ciò porta la popolazione del nostro caro sud ad emigrare, verso il nord o all’estero, per cercare condizioni di vita migliori ed un’occupazione stabile. Ma quindi dobbiamo riconsiderare ciò che da sempre ci hanno fatto studiare e dare per certe queste nuove “verità”? Vedere l’Unità d’Italia come la causa della nostra rovina? Assolutamente no, perché ciò sarebbe sbagliato. Anche queste nuove informazioni vanno analizzate attentamente, ed è proprio questo che noi alunni e docenti abbiamo fatto durante l’incontro. Infatti, noi alunni siamo stati parte attiva nel dibattito, ponendo numerose domande a quest’associazione e mettendo in luce alcune considerazioni personali su quanto ci è stato detto e mostrato. Una prima considerazione riguarda, ad esempio, l’aumento della popolazione. Questo non è sempre da considerarsi sinonimo di benessere nelle famiglie, soprattutto in quelle contadine, dove vi era l’esigenza di aumentare la prole in modo da usufruire di maggiore forza lavoro. Inoltre, anche i dati relativi alla buona occupazione, non lasciano trasparire positività se consideriamo che buona parte degli occupati,tra cui donne e bambini, era costretta a vivere in condizioni miserabili di sfruttamento. Queste considerazioni hanno permesso un dibattito interessante, ma soprattutto libero. Infatti, quest’associazione culturale, che non ha nessun fine politico, non si è posta nei nostri confronti con l’obbiettivo di forgiare la nostra visione tradizionale dei fatti storici, inevitabilmente condizionata da ciò che ci viene presentato sui libri. Ma vuole, in primo luogo, presentarci un punto di vista differente, cercando di recuperare la verità storica attraverso documenti del tempo, lasciando poi a ciascuno la libertà di definire una propria opinione con senso critico. Il secondo obbiettivo è quello di divulgare, soprattutto tra i giovani, l’identità e l’orgoglio di appartenenza al sud, al fine di spingere proprio noi ragazzi,che siamo la generazione del domani,a cercare di migliorarlo in futuro con le nostre iniziative e capacità. Una cosa che, nel nostro piccolo, potremmo fare per migliorarlo e svilupparlo è sicuramente l’apporto delle nostre conoscenze professionali in questa regione che di emigrazioni non ne vuole sentir più parlare. Il sud ha bisogno di noi.