In occasione della Giornata della Memoria in questi giorni viene proiettato nelle sale cinematografiche italiane “Gli invisibili”.
Un lungometraggio che mescola perfettamente fiction e documentario ripercorrendo la storia degli ebrei che decisero di rimanere a Berlino, in condizione di clandestinità, nonostante i grandi rischi che correvano, durante gli anni della persecuzione nazista.
Nel febbraio 1943 Berlino viene dichiarata libera dagli ebrei. Invece, almeno 7000 di loro, vivevano nei sotterranei della città per sfuggire alle persecuzioni.
In questo contesto vengono raccontate le storie di quattro persone, quattro giovani coraggiosi e fortemente attaccati alla vita.
Hanni Lévy, una giovane ragazza resa orfana dai nazisti ma che, grazie al biondo dei suoi capelli riesce a farsi scambiare per ariana.
Cioma Schönhaus che fa il falsario di passaporti.
Eugen Friede che indossa un’uniforme della Gioventù hitleriana ma si unisce al gruppo di resistenza distribuendo volantini antigovernativi.
Ruth Arndt che finge di essere una vedova di guerra, servendo cibi del mercato nero nella casa di un gerarca nazista.
I giovani, spariti dalla capitale, riuscirono a sopravvivere assumendo false identità.
La storia raccontata dal regista Claus Räfle è raramente vista in cinema: gli avvenimenti narrati si basano su fatti reali della vita della quattro persone prese in considerazione.
L’evento originale è lo spazio dato ad interviste dettagliate ai testimoni sopravvissuti a questa tragica esperienza.
“Gli invisibili” è un film biografico, drammatico, storico che racconta in modo accurato e commovente un capitolo poco conosciuto della storia durante la Seconda Guerra Mondiale.