Parola al testimonial don Maurizio Ferri del Premio Mario Frasca

Ricordo e memoria: due termini che spesso si usano come sinonimi, ma che in realtà hanno una diversa ricchezza di significato. Il ricordo è la descrizione di qualcosa (una persona, un fatto, un avvenimento) accaduto tempo fa. Si porta alla mente quando è avvenuto, come si è svolto, le conseguenze che ha prodotto ma rimane confinato nel passato. Non così la memoria. Essa possiede tutte le caratteristiche del ricordo ma vi aggiunge elementi che rendono il fatto, la persona e l’avvenimento attuali, presenti ora, viventi qui e adesso: sono le emozioni, i sentimenti, i valori che ci trasmettono, intatti nonostante sia passato del tempo.

La premiazione avvenuta all’Istituto Blaise Pascal, di coloro che hanno partecipato alla “Seconda edizione del Premio Mario Frasca”, appartiene alla memoria. Pensando a quella mattinata mi sembra di riascoltare le idee, di riprovare le emozioni, di rivivere i sentimenti e di rendere presenti i valori trasmessi dagli interventi. Gli studenti del Pascal mi hanno colpito per la profondità e bellezza dei messaggi contenuti nei loro lavori: ho visto l’originalità di ciascuno diventare ricchezza per tutti. Nelle opere che hanno presentato c’è tanto lavoro di riflessione su vari temi: la pace, la guerra, le missioni di pace, la professione del soldato, la famiglia umana, Mario. Questi giovani sono “rientrati in loro stessi” per capire, per trovare delle risposte, per raccontare ciò in cui credono e donare tutto questo agli altri.

Ecco perché dico loro “Grazie”. È una parola che utilizziamo spesso ma, se ci pensiamo bene, è rivoluzionaria, è carica di responsabilità. La utilizziamo ogni qualvolta riceviamo un dono: persona, cosa, tempo, affetto, ascolto, amicizia, perdono, verità, vita. È la nostra risposta a quanto ci viene offerto in modo inaspettato da un’altra persona che ci dà un posto nella sua vita, anche solo per poco tempo. Qual è la carica rivoluzionaria di questa parola? Il verbo greco che traduce ringraziare è “eucarizo”. Per chi mastica un po’ di cristianesimo riporta subito alla mente la messa che è il rendimento di grazie per eccellenza. Ma in realtà il significato di questa espressione è universale, umano prima ancora che religioso. E cioè: per quello che tu hai fatto per me ti ringrazio, ti metto a disposizione la mia vita, il tuo dono è così diventato parte di me che non posso non donarti me stesso, prendermi cura di te. Allora dobbiamo pronunciare “grazie” sempre con tanta umiltà e verità perché testimonia che il passaggio dell’altro nella mia vita non è stato superficiale, mi ha cambiato e come conseguenza desidero dare me stesso per la sua felicità.

È proprio con questa coscienza che vorrei dire grazie a Mario Frasca e ai suoi cari ma anche a tutta la famiglia dell’Istituto B. Pascal: preside, docenti, personale e tutti gli studenti che sono intervenuti.

Mi sono sentito a mio agio nella veste di studente di fronte a questi “giovani in cattedra”, contento di essere trascinato da loro a stupirmi e a sperare.

 

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