La fine di un’epoca con Star Wars: The rise of Skywalker

image_pdfimage_print

Si conclude definitivamente la saga di Star Wars durata quattro decenni con il nuovo episodio, il numero IX, intitolato Star Wars: L’ascesa di Skywalker.

Un film bipolare per la critica, forse più in squilibrio verso il lato negativo, con opinioni che hanno più dell’ideologico che del logico, ma di cui si discuterà più in basso nell’articolo.

Tornando alla pellicola, questa si presenta come la normale conclusione dei due film precedenti e la generale fine della saga di nove film, non contando le storie “spin-off” come Rogue One e Solo. Per quanto si possa pensare che undici film siano eccessivi e che, per dir di molti, la stiano tirando troppo per le lunghe, in realtà se si pensa a quanto è ampia la galassia creata da Lucas e a quanti pianeti non sono ancora mai stati mostrati né nei film né nelle opere secondarie, allora si capisce che una decina di film sono soltanto una parte di un quadro più grande, espandibile in ogni direzione, ma che in questa ha trovato la sua fine naturale.

Le vicende trattate in questo episodio sono decisamente molto scorrevoli, forse troppo, e mentre alcuni lo hanno definito troppo carico di scene, in realtà questo ultimo film ricorda il primissimo, dove nessuno si era preoccupato della velocità con cui fatti ed eventi venivano mostrati. Di certo non si può che lodare la regia per il lavoro svolto, tenendo conto che J.J. Abrams ha, in davvero poco tempo, riscritto la sceneggiatura nel tentativo di correggere gli errori di Episodio VIII e concludere al meglio la saga senza discostarsi troppo dai canoni.

Quanto alle tematiche, ricorrono nuovamente la continua lotta tra il bene e il male, che prende vesti diverse, tradizionali, rispetto agli altri due film di questa trilogia sequel, ma anche la tematica della redenzione, da sempre presente in Star Wars nella sua peculiarità di costruire i personaggi non completamente di un colore o di un altro, bensì iridescenti, capaci di vacillare e cadere con la possibilità, poi, di rialzarsi e di trovare la via.

Parlando del finale, non si può non dire che sia un bel finale, “soddisfacente” come aveva dichiarato Daisy Ridley, l’attrice che interpreta Rey, in occasione del D23, ma senza dubbio triste. Fuori dalla sala si prova un certo stupore per ciò che si è visto ma anche tanta tristezza, sia per il finale che per la consapevolezza della fine della saga. Le scelte di regia per detto finale sono state sia emotive, sia completamente coerenti con quanto visto prima, e questo permette di distinguere Episodio IX da Avengers: Endgame dove i fratelli Russo hanno optato per una scelta più emotiva che completamente razionale.

Infine, parlando delle critiche ricevute, è chiaro che chi ha screditato il film dichiarandosi “fan storico della saga” non ha ben compreso ciò che Lucas voleva comunicare fin dal principio. Vero è che la trilogia sequel ha soltanto una misera influenza del padre della storia ma è ugualmente vero che sin dal primissimo film della saga è stato insegnato ai fan ad accogliere la galassia lontana lontana come una galassia priva di discriminazioni, dove tutto è possibile, dove la Forza lega ogni cosa. Fatte queste premesse, appare fuorviante scontrarsi con tanta aggressività e discriminare le scelte di sceneggiatura e regia, da alcuni definite troppo disneyane, da altri politicamente corrette, ma che in realtà hanno come unico scopo quello di emozionare il pubblico e, in buona fede, di accontentare tutti, anche i più tradizionalisti.

Post recenti

Leave a Comment