75 anni fa, si poneva fine ad uno dei capitoli più sanguinosi e violenti della storia umana. È a dir poco riduttivo ricordarlo come la vittoria di alcune nazioni su altre, quando, quei giorni, erano ancora caldi i cadaveri di milioni di persone morte durante il conflitto; quando l’Europa e il mondo intero erano dilaniati e distrutti sotto tutti i punti di vista; quando era ancora la Morte ad avvolgere il globo di lacrime, dolore e disperazione. Nell’ottica umana risulta più semplice ridurre quei numeri o come nemici o come sacrificio necessario per sconfiggere gli avversari, come se ci si volesse anestetizzare dalle immagini, dai ricordi crudeli e sofferenti che una guerra porta con sé; ma nulla placa il grido di una madre che piange il figlio, scuoia l’anima di chiunque costringendolo a ritornare umano. Ci si dimentica in fretta delle ferite che la guerra infligge alla collettività e con la stessa velocità, ci si ritrova in un nuovo conflitto, quasi come fossero fulmini che cascano dal cielo, all’improvviso. Si cerca di dare un senso a tutti quei morti dicendo che l’hanno fatto con onore e coraggio per difendere la libertà quando forse, i più, con il corpo tremante e lo sguardo perso in un vuoto, in cui capirono di star per essere risucchiati, imploravano pietà, supplicavano la Vita, Dio, chiunque di poter respirare l’aria di questo mondo ancora per un po’, anche a costo di dividerla con il nemico.
Il nemico di quella guerra fu facile da demonizzare per il disumano orrore che commise, ma per questo non si può parlare di vittoria. Di fronte ad una atrocità del genere, dove alla guerra veniva aggiunto cosi tanta mostruosità, l’uomo percepisce, sbigottito, quel senso di piccolezza mista a dolore, di impotenza e sofferenza che di solito accompagnano un disastro naturale. Quel disastro però non aveva nulla di naturale, era quanto di più umano ci fosse. Come succede in quelle catastrofi, si può celebrarlo solo in silenzio, l’unica cosa da fare è affidarlo alla memoria. Una di quelle memorie però, che duri, che sia feconda, che si rammenti, che si rispetti perché alla base di tutte le virtù umane, di tutte le cose che ci distinguono dagli animali, c’è la memoria. Senza non ci sarebbe intelligenza, senza non esisterebbe la ragione, senza non ci sarebbe l’uomo. Con quanta facilità dimentichiamo. Lasciamo che i ricordi ci sfuggano dalle mani, che le lezioni del passato ci piovano addosso, che la Storia, con tutte le sue atrocità, irrompa nella nostra vita, quasi sorprendentemente, come non fosse mai avvenuta. Proprio quando l’uomo permette che ciò accada, si contorce su stesso, abbassandosi alla più vile e turpe forma di vita che sia mai esistita; perché quando dimentica, agisce e non pensa o peggio, pensa ma agisce comunque, dimenticandosi di ciò che è.
Oggi rimane dunque, un giorno di lutto ma anche di rinascita. Oggi si rammenta come la libertà sia di quanto più importante esiste, di quanto sia fondamentale tanto da sfuggire perfino all’onnipotenza di Dio. Rammentiamo che le bestialità non è estranea all’uomo, per quanto voglia sentirsi superiore. Ricordiamo che la guerra è morte e dolore, nient’altro. Oggi, fosse anche solo per un giorno, ricordiamoci queste cose. Fissiamole nella nostra memoria, ripetiamocelo fino alla nausea: l’unica cosa che ci possiede è la nostra libertà; per innalzarci al rango di esserci umani c’è richiesto impegno, non avviene naturalmente; per combattere e difendere ciò che abbiamo di più caro, l’unica arma è la pace, perché la guerra giusta o necessaria non esiste.
In questo particolare momento storico, più che mai, dovremmo ricordare ciò che questo anniversario controverso, celebra. Ci attende una fase che potrebbe essere di ricostruzione, potrebbe essere di svolta, non perdiamo anche questa occasione. Non dimentichiamoci che non è assolutamente scontato che il cambiamento avvenga, per quanto difficile e unico il momento possa essere. Non dimentichiamoci dei nostri continui errori.
Sognavano un mondo nuovo settantacinque anni fa, un mondo senza guerre e fame, un mondo senza più confini e razzismo; un mondo, in cui all’uomo fosse permesso vivere da essere umano; un mondo libero e giusto, solidale e felice, dove raggiungere una piena realizzazione, personale e comunitaria insieme. Non spetta al progresso scientifico e tecnologico, non spetta all’economia e alla finanza, non sono loro a governarci, o almeno non dovrebbero. Sono al nostro servizio, dovrebbero concorrere al pieno sviluppo della persona. Non sono mostri ineluttabili che ci sovrastano: sono fatti umani, riprendiamone il timone, doniamoli un vero volto umano. Ricordiamoci che spetta a noi.
Si è celebrata la fine della 2° guerra mondiale.