Si torna a viaggiare. Non importa la meta, non importa per quanto tempo. La gioia, gioia infinita, è levare gli ormeggi e riprendere a sognare.
Chiusi al mondo per quasi due anni, senza provare la felicità del movimento, i nostri ragazzi si erano abituati a una rassegnata clausura. Compagni di noia non erano gli amici, bensì tutte quelle diaboliche piattaforme stranianti il cui scopo era far dimenticare di essere nati per stare in mezzo alla folla, fra mille rumori e odori di nuove città.
Il Pascal si è rimesso in viaggio. Zainetto in spalla, sorrisi ben sfoderati, pronti per nuove avventure.
- Prof, ci lasciate in pace per un’ora?
- Ma perché, vi do così tanto fastidio?
- No, prof. Sentiamo il bisogno di respirare quest’aria da soli!
Luci, colori, risate, discorsi appesi ma allegri. Eccola la normalità, a portata di mano. E con la coda dell’occhio di tanto in tanto verso l’orologio, pregando che i minuti scorrano più lentamente possibile, in giro ovunque, che importa dove!
Lo senti il mio cuore che batte? È la mia felicità di essere altrove, di sentire i piedi che calpestano mille strade, di perdere per un attimo lo zenit per poi riveder le stelle.
Dove porta questo cammino? Semplice, al centro dei miei sogni. Con gli amici, fuori da ogni gabbia, fuori da ogni paura.
«Ovunque tu vada, vacci con tutto il tuo cuore» – Confucio
Napoli, dicembre 2021.