Granelli di felicità…@Nicola Palmieri

Un articolo fuori concorso ma ritenuto validissimo dalla redazione…Grazie alla docente Luciana

“Ogni giorno succedono piccole cose, tante da non riuscire a tenerle a mente né a contarle, e tra di esse si nascondono granelli di una felicità appena percepibile, che l’anima respira e grazie alla quale vive.” Da questa citazione di Banana Yoshimoto, l’illuminazione, la folgorazione.

Penso che bisognerebbe vivere ogni giorno come se dovessimo raccontarlo a qualcuno.

Un sole caldo e accogliente di un pomeriggio qualunque spinse me, un ragazzo qualunque a lasciare da parte il fare quotidiano per qualche momento di spensieratezza.

“La stradina sdrucciolosa del vialetto si alternava ad un prato verdeggiante appena reciso in occasione della bella stagione in arrivo, e il profumo di erba spuntata  mi entrava dritto dritto nei polmoni; camminavo lentamente per godermi a pieno quella vista, quell’attimo di pausa dalla frenesia e dalla velocità che ormai caratterizzavano le giornate già scritte, tutte uguali, solo in attesa di essere eseguite.” 

Continuo a rivivere con tutti i sensi quel momento perché non voglio che la paura, il pregiudizio mi blocchino in quella fase di stallo senza emozioni.  Ad un tratto…  ai miei piedi un groviglio di stoffe tutte ben intrecciate, tenute strette con delle corde mi avvince come in una morsa, ma con dolcezza e sorpresa, un piede.  Un ragazzino dalla carnagione scura dai riccioli neri e gli occhi brillanti mi sorride.

Quel che più mi attira è proprio il suo sguardo. Un volto infatti racconta la storia di un uomo e il mio desiderio è avere gli stessi occhi di quel ragazzo che  ha creato  meraviglia nella sua vita e soprattutto nella mia anima.

Si dice che la meraviglia regge l’urto del tempo. Cosa significa tutto questo? Come  può un’emozione così rara reggere il tempo, che è indefinito e  non regolato?  Forse dare una risposta a queste domande non sarà semplice perché non ho i mezzi e l’esperienza, ma provare a mostrare quello che io ho visto potrebbe essere un buon inizio.

Con un colpo di tacco gli passai quella che a dirla tutta era un finto e creativo sostituto.

Un mondo che basa la sua essenza sul consumo, sull’apparire, sul frivolo, dove avere non fa rima con l’essere e la fede in un Dio qualunque è stata grandemente sostituita dall’ego spropositato dell’uomo. Io figlio del mio tempo mi ritrovo ad invidiare quel pallone di pezza che non ha nulla di diverso da altri, quelli colorati, belli, autografati, scelti per il brend del momento ed esibito come un trofeo.

Il ragazzino riprese possesso del suo pallone ringraziandomi, giungendo le mani e si allontanò per raggiungere quello che credo fosse suo fratello.

I due parlavano e inneggiavano in una lingua a me sconosciuta, eppure mi sembrava di poter comprendere il loro entusiasmo e la loro gioia.

Stupire è questo: ‘anche io voglio quello che ha lui’, dalla cosa più superficiale alla sensazione più alta.

Assistere e condividere bellezza, la stessa che salverà il mondo:  ragazzini che giocano scalzi, vestiti di poco, eppure giusti in quel quadro di natura perfetta.

Quanto è semplice la felicità? E perché per noi è così difficile trovarla? La scuola, gli impegni, i social, la possibilità di essere chi vogliamo e fare ciò che vogliamo: nulla è sufficiente. Annoiati, tristi, lamentosi per il poco tempo, per il troppo tempo , per poi chiederci quand’è stata l’ultima volta che ci siamo stupiti.

Lo stupore va di pari passo con la curiosità di vivere, perciò spesso la associamo alla vitalità, perché ci fa svegliare da un mondo dormiente. Io sono in continua ricerca di domande perché esse portano alla meraviglia,  ma quella che mi sembra più esaustiva è trasformare un’emozione in atteggiamento. 

“Chi non riesce più a stupirsi né a meravigliarsi è come se fosse  morto” diceva Einstein. Una filosofia che voglio attuare nelle mie giornate.

Quei sorrisi rinati, provenienti da chissà quale posto lontano, chissà se per terra o per mare eppure così veri mi trascinarono tanto che d’impulso mi tolsi la giacca e chiesi loro di poter giocare: subito mi passarono il pallone di pezza e fu FELICITA’.

I.C. “Pietro Nenni” Torremaggiore ( FG)

Palmieri Nicola classe I AM

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