I colori della felicità…@Giulia Campilongo

Che cos’è la felicità? Da secoli sociologi, filosofi, poeti hanno cercato di dare una definizione o il proprio contributo a questa domanda. Io mi sono sempre chiesta quando sono stata felice e spero che alla fine di questo articolo riuscirò a dare a me stessa una risposta. L’errore che si commette spesso è quello di associare un momento felice ad un bene materiale, un traguardo da raggiungere o un viaggio da realizzare. Questa è, però, una felicità pianificata e momentanea, fatta di cose e non di persone. “Non c’è vita senza dolore”, ed è proprio nei momenti di più grande dolore che si comprende di essere stati felici senza nemmeno essersene accorti. Avevo ricevuto per il mio compleanno una scatola di 120 matite colorate: c’erano colori e sfumature che neanche immaginavo esistessero. In quel momento sono stata “abbastanza” felice, ma non pensavo che quelle matite mi avrebbero resa in futuro ancora più felice. Un pomeriggio mi trovavo a casa dei miei nonni. Ci andavo spesso perché mia madre dava una mano a mia nonna nell’occuparsi di mio nonno malato d’Alzheimer. Mentre coloravo con le mie matite, mio nonno iniziava a prendere uno ad uno i miei colori. Li metteva in fila, li toccava e li rigirava e alla fine mi disse: “Sono belli i miei colori”. Quella fu una delle ultime frasi che la malattia gli fece pronunciare. Solo quando pochi mesi dopo smise di parlare, capii quanto ero stata felice quel pomeriggio. Da allora è cambiato il mio personale concetto di felicità, fatta di persone, ricordi, parole e gesti. Quindi cari lettori, non esiste la ricetta magica per essere felici, poiché la felicità non la trovi in assenza di problemi, ma in piccoli attimi di vita vissuta inconsapevolmente.

 Alunna: Giulia Capolongo – classe 3^A – I.C. Sandro Pertini, Orta Nova (FG)

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