Dacci oggi il pane quotidiano
Di antico sapore
Eterno e sempre nuovo.
Spezzalo in mille parti, ché si
Disseminino
Germoglino in
Grani di impronunciate preghiere.
E intanto crescono
Nelle carni dell’anima
Fitte, pungenti radici
Profonde di ossa e sterno.
Respira la Vita
Un soffio, poi cento e
Pallide incolori foglie resistono
Si abbracciano, si stringono.
Non muore, ma è morte
Questo pane quotidiano
Che ci toglie la fame
Che spegne la sete.
Lo sai che desideriamo
Tramonti e maree
Mentre fumi esalano
Di minestre e gesti precisi?
Dacci il pane quotidiano
Ma non toglierci l’illusione;
Spezzalo, ma non spezzarci
Non ci affogare in fiumi
Di olio e ore uguali.
In questo esistere, quotidiano,
Non negarci il sale
Che brucia le vene,
Non permettere il diluire
Lento, impercettibile
Del Tempo
Un tempo vuoto, ma anche pieno
A riempire le labbra
La lingua fin giù
Dove scorre doloroso il mondo.
Dacci il pane quotidiano
Da impastare e
Da mangiare,
Da mandare giù in bocconi amari,
Sempre uguali.
Però ricordati di noi,
Ricorda che siamo naufraghi
In oceani di tempesta,
Che siamo Vivi,
Non solo sopravvissuti,
In questo autunno
Prima del gelo.
RG
Buona Pasqua dalla Redazione de IlSottosopra