Davide Lucera – classe 3 N I.C. Foscolo-Gabelli
Un’aula gremita, volti seri e un silenzio che parla più di mille parole.
Così si è svolta oggi alla Camera dei Deputati la presentazione della Fondazione Giulia Cecchettin, nata dalla tragedia che ha scosso l’Italia intera. Da un dolore insopportabile, è emerso un impegno concreto per combattere la violenza di genere.
Il padre di Giulia, Gino Cecchettin, ha lanciato un messaggio forte: “È il tempo di unire le forze, di costruire ponti invece di erigere muri, di guardare al futuro con determinazione e speranza”. Parole che invitano a riflettere su un dramma che riguarda tutta la società.
Giulia è il nome di tutte le donne che non possono più raccontare la loro storia, vittime di una violenza che non nasce da un momento isolato, ma da una cultura che insegna il possesso e minimizza comportamenti pericolosi.
In Italia, ogni anno, più di 100 donne vengono uccise da chi diceva di amarle.
Dietro a questi numeri, infatti, ci sono vite spezzate, famiglie distrutte e sogni infranti. Non possiamo restare indifferenti. La violenza di genere è una ferita nella coscienza collettiva, un problema che non riguarda solo chi lo vive da vicino.
La Fondazione Giulia Cecchettin vuole agire, non solo parlare. I progetti educativi sono al centro del loro impegno: entrare nelle scuole per insegnare ai giovani che amare non significa possedere e che il rispetto è la base di ogni relazione.
Agli studenti e studentesse, spetta il compito di cambiare le cose. Non bisogna girare lo sguardo, abbassare la voce. Ogni gesto conta. Non si possono accettare battute o atteggiamenti sessisti, è necessario costruire un clima di rispetto. Nel nome di Giulia e di tutte le donne che non ci sono più, si può costruire una società dove il femminicidio smetta di esistere. Non è un sogno irrealizzabile: è un obiettivo necessario.