Se si parla di “violenza di genere”, non si intende solo quella fisica, ma anche verbale e psicologica. Questa include tutte le azioni a svantaggio di un vasto numero di persone discriminate in base al sesso. Essa affonda le sue radici nel patriarcato (cioè quando la figura femminile è subordinata a quella maschile) che è presente tuttora e ha origini antiche; la stessa storia ne è testimone: vengono narrate le vicende dei primi femminicidi e, nella società, le disuguaglianze ci sono sempre state. In relazione alle disparità, due esempi sono: il diritto di voto (argomento trattato nel film “C’è ancora domani”) diventato universale solo tra ‘800-‘900, e il lavoro, quello umile e sottopagato destinato alle donne. Invece, secondo la Bibbia, Dio ha creato Eva da una costola di Adamo, in simbolo di protezione, non di sottomissione. Riguardo ciò, Roberto Benigni ha detto: “La donna è uscita dalla costola dell’uomo, non dai piedi perché dovesse essere calpestata, né dalla testa per essere superiore, ma dal fianco per essere uguale, un po’ più in basso del braccio per essere protetta, dal lato del cuore per essere amata”. Purtroppo, le vittime della “supremazia” della figura maschile, spesso, lo sono anche dei femminicidi. Infatti, una delle motivazioni scatenanti di questi episodi, è la gelosia, causata dal desiderio di possedere la donna. Tuttavia, raramente si sente parlare dei carnefici, o “mostri” (definiti tali per le azioni disumane che hanno compiuto). Un esempio è la storia di Giulia Cecchettin, la cui vita è stata spezzata dal cosiddetto “bravo ragazzo”, che le faceva pressione minacciando di suicidarsi. La ragazza aveva tanti sogni e progetti sul futuro, che sono stati infranti da una persona che soffocava la sua libertà, privandola dell’indipendenza. Per questo, non bisogna parlare della violenza sulle donne solo il 25/11, poiché situazioni simili si verificano ogni giorno. Pertanto, la “Fondazione Giulia Cecchettin” si impegna ad educare le prossime generazioni per raggiungere un cambiamento, perché amare vuol dire essere sullo stesso piano, non prevalere sull’altro. Si dovrebbe, infatti, indirizzare tutti al rispetto reciproco, perché anche alcune donne si sono abituate alla condizione di inferiorità, a causa del pensiero patriarcale. Dunque, l’emancipazione è un lungo e tortuoso cammino che, una volta concluso, aprirà le porte all’uguaglianza della società, ponendo fine alla violenza di genere.
Uli Nicole, 3G – Dante Alighieri