IMPERFETTA REALTÀ #1: cosa sono i bias cognitivi?

Il giudizio di noi esseri umani è corrotto da una deviazione a cui tutti siamo soggetti quando ci capita di valutare la pericolosità, la veridicità e le conseguenze di una certa situazione o di una certa notizia. Solo recentemente, negli anni ’70, Amos Tverski e Daniel Kahneman hanno scoperto, all’università di Gerusalemme e successivamente negli Stati Uniti, l’esistenza dei bias cognitivi: deviazioni, appunto, della razionalità nei processi psicologici di giudizio.

Riconoscimenti ed etimologia

Queste valutazioni non sono verso le persone, non si sta parlando di critiche ad altri individui: si sta parlando invece di valutazioni nei confronti di concetti, molte delle quali applicate nel campo della finanza, il quale ha ricevuto una forte influenza dalla psicologia dopo questa scoperta. Nel 2002 Kahneman ha ricevuto il Nobel per l’economia. Tverski al tempo, purtroppo, era già scomparso. “bias” ha un’etimologia incerta, ma è probabile che derivi da una parola francese che significa “storto” o “obliquo”.

La considerazione della variazione della realtà nel passato

In passato, nell’epoca post-freudiana, si pensava che la distorsione della realtà fosse un effetto di una malattia mentale. Si pensava, perciò, che la realtà era una sola, e così veniva proiettata nella mente dell’uomo. Successivamente, con il libro “The meaning of Meaning“, due studiosi inglesi proposero alla società il triangolo semiotico. Questo normalizzata la variazione della realtà in base all’esperienza di vita, indipendentemente dalle malattie mentali. Questa era una figura con, ovviamente, tre angoli: uno è la realtà, l’altro è il significante, cioè l’insieme degli elementi di un concetto quando sono osservati da un soggetto, e infine il significato, ovvero ciò che per il soggetto quel concetto significa.

La sequenza con cui vengono proposti queste informazioni viene dal Cognitive Bias Codex, infografica del 2016 di John Manoogian III. Questa rubrica spiegherà in maniera semplice i bias cognitivi a cui noi siamo soggetti, specialmente nell’età adolescenziale. In questo modo, il lettore può mettersi in guardia rispetto a pregiudizi nei confronti dei concetti, e imparare qualcosa di nuovo in cui sicuramente rivedrà se stesso.

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