Il 12 gennaio è uscito il nuovo album “2640” dell’artista di Bassano del Grappa, Francesca Michielin, che bilancia introspezione e immediatezza, synth pop e ballata.
Polistrumentista e autrice di testi e musiche, Francesca firma undici brani su tredici che si dividono tra vulcanici, marini e “montani”, elementi associati a un’intenzione, rispettivamente comunicare, ascoltare, immaginare.
L’artista che viene fuori dalle 13 tracce del racconto musicale cucitole addosso da Michele Canova si mostra libera ed indipendente, ma non solo perché nella tracklist figurano firme che del genere sopra citato hanno fatto un mantra (Calcutta, Tommaso Paradiso, Cosmo). L’indipendenza auspicata nel disco è una dichiarazione di guerra contro un ordine precostituito di cliché ed aspettative.
Con questo album, l’ugola d’oro di Bassano del Grappa lanciata dalla quinta edizione di X Factor, si pone quasi come il “Barone Rampante” della musica italiana: non importa quanto il mondo lo reputi irrealizzabile, lei vuole sfrecciare in bici come fosse un aeroplano e salire in bici su a Milano (Comunicare).
Il primo brano, Comunicare, è il “manifesto programmatico del disco, nonché il primo brano della track list, che racconta tutta la mia vita dagli 0 ai 22 anni”, così dice la cantante. Calcutta, che aveva già collaborato con la cantante nel singolo ‘Io non abito al mare’, firma con lei anche La serie B (titolo ispirato alla retrocessione del Vicenza come metafora di una grande delusione d’amore) e Tapioca (traccia con alcuni inserti in lingua ghanese campionati da Cosmo).
L’album ha visto anche la partecipazione di Dario Faini e Tommaso Paradiso dei The Giornalisti.
Ed a quanti le dicono “Mettitelo in testa, quel mondo lì non c’è più”, così scrive Tommaso Paradiso in ‘E se c’era’, Francesca risponde puntando all’essenziale: ai sussurri sulle urla, al silenzio sulla musica techno, ad un sentimento senza trucco nell’epoca degli amori che durano al massimo due ore.
In ‘Due Galassie’, vocazione indipendentista e cuore trovano un punto di pacificazione, anzi, al muscolo vengono date addirittura funzioni e possibilità inusuali: esso è la cassa armonica degli abbracci; i suoi sussulti, il fascino che su di lui esercitano le piccole cose possono essere addirittura registrati.
Unico brano in inglese, ‘Lava’ è il più “violento” e vulcanico del disco sia per il testo, sia per la scelta di impiegare suoni “di pancia”, dinamiche tribali ed effetti acidi.
‘Lava’ celebra l’energia ma anche la libertà di dire no a tutte le catene.