Nell’ultimo periodo si discute molto delle conseguenze sull’uso indiscriminato della plastica, però non tutti hanno dato a questo argomento l’importanza che merita. Cerchiamo di sensibilizzare la gente con manifestazioni, dibattiti. A scuola i professori affrontano questa tematica in più discipline; si organizzano incontri, come quello di questa settimana, su invito della Capitaneria di Porto, dal titolo “Plastic Free”, ma noi cosa facciamo realmente?
Scriviamo tutto su un foglio di carta come questo, ma non facciamo nulla di concreto. Siamo soliti dare la colpa agli altri, ma non ci accorgiamo che il mondo lo stiamo distruggendo tutti insieme? Non ce ne accorgiamo che stiamo per essere sommersi da cumuli e cumuli di plastica? No, non ce ne accorgiamo! E’ più facile dare la colpa ai produttori di questo materiale, alle grandi industrie. Queste producono, sì, quintali e quintali di plastica, ma chi la usa? Noi! Siamo noi i maggiori consumatori di plastica, che viene usata tutti i giorni. Sì, la plastica sta diventando uno delle maggiori cause dell’inquinamento, ma noi? Noi, quanto siamo disposti a ridurre il consumo di questo materiale? Quanti sono disposti a sostituire le bottiglie, le posate, i piatti, i bicchieri di plastica con il vetro, la ceramica? Quanti? Ve lo dico io … quasi nessuno perché siamo tutti buoni a parole, ma la vera difficoltà è passare dalle parole ai fatti.
La plastica, quando fece la sua comparsa, sembrava la panacea della quotidianità: e´un materiale leggero resistente, igienico, versatile, bello da vedere, piacevole al tatto. Per decenni è riuscita a mostrare soltanto il lato migliore di sé: utilissima ed economica perfino. Negli anni ‘60 c’è stato il boom della plastica, la quale ha rivoluzionato il modo di vivere, sotto parecchi aspetti. Per esempio nell’ ambito casalingo, le donne potevano dedicarsi al lavoro, a degli hobby o ad altro, poiché non dovevano lavare per forza i piatti, grazie all’introduzione della plastica; usavi un qualunque oggetto fatto di plastica e poi lo cestinavi direttamente. Ma nessuno avrebbe mai immaginato che si arrivasse ad un utilizzo così esagerato e anche abusato.
Oggi purtroppo la parte più inquinata dalla plastica è l’ idrosfera. E il pericolo maggiore non è quello visibile, che pure è evidente, ma quello invisibile, che si annida nei pesci che noi mangiamo, e che sono pieni di microplastiche dannose per il nostro organismo. Infatti la plastica è formata da bisfenolo A e da ftalati , che se introdotti nel nostro corpo provocano:
· Parto prematuro;
· Danni al cervello;
· Sviluppo precoce del seno;
· Eczema.
Purtroppo neanche possiamo demonizzare del tutto la plastica che non è solo un materiale inquinante, perché è utilizzata anche in campo medico, per la costruzione di protesi, organi artificiali, poiché è inattaccabile da muffe, batteri e parassiti. E’ usata anche per la costruzione di carrozzerie per auto, vetri antiproiettile, per gli schermi dei dispositivi elettronici come telefoni cellulari, computer, televisori; è anche usata per conservare cibi più a lungo.
Ma la plastica di cosa è fatta realmente? Sappiamo che è fatta di polietilene, ma cos’è questo materiale? Sappiamo solo che è prodotto dal petrolio che però non è una fonte inesauribile, infatti i giacimenti petroliferi si stanno prosciugando, questi non servono solo per produrre plastica ma sono anche una delle principali fonti di energia. Altro motivo per cui il tema della plastica è strettamente legato al tema dell’ inquinamento. Per produrre questo materiale le industrie immettono nell’aria ingenti quantità di CO2, uno dei maggiori gas serra e così contribuisce all’aumento delle temperature. La plastica è un materiale molto difficile da smaltire, infatti impiega centinaia e centinaia di anni per degradarsi, e nel frattempo va a finire nei nostri bellissimi mari, dove ci piace passare le estati, fare le immersioni, deliziarci con delle belle nuotate. Se si continua così tutto ciò diventerà un sogno. E questo porterà ingenti danni anche ai piccoli paesini costieri, la cui economia è basata principalmente sul turismo. E così succede che un litorale e delle spiagge meravigliose diventano immondizzai e degli scorci del Gargano da SPLENDIDE BALCONATE si trasformano in DISCARICHE A CIELO APERTO!
Sono di qualche settimana fa le foto scattate sulla splendida spiaggia di Mattinata, il nostro ridente paese, che attira turisti da ogni parte, per le sue bellezze paesaggistiche, storiche e archeologiche. La mareggiata che ha colpito il versante orientale dell’Italia, a seguito di un impetuoso scirocco, che tra l’altro ha causato anche disastri su tutto il litorale, non ultimo quello dell’acqua alta a Venezia, ha riversato sulla ghiaia cumuli e cumuli di plastica e di materiale di vario genere (retini, ciabatte ,bicchieri, lattine, pezzi di polistirolo) finito in mare, a causa dell’incuria, dell’indecenza, della inciviltà dei frequentatori delle spiagge; ma anche da parte di pescherecci che non hanno cura quando sono in mare aperto. E non solo! A pochi metri di altitudine, presso una delle aree più interessanti e spettacolari del territorio di Mattinata, Monte Saraceno, sede di una necropoli Daunia, si apre agli occhi del passante una visione sconvolgente. Questa area decantata da un giornalista del Corriere della Sera del 1959 come splendida balconata naturale “una delle strade più splendenti al mondo, come la amalfitana…dai colori del mare, del cielo, delle rocce, dei fiori di campo e della campagna “ oggi si presenta agli occhi del passante come una discarica a cielo aperto, frequentato luogo di quanti si vogliono disfare di immondizia “scomoda”, di quelli che non sanno fare la differenziata e temono di incorrere in multe; e non si curano minimamente di deturpare il paesaggio e di inquinare quell’area incantevole.
Come si fa ad evitare tutto questo? Cominciamo dal nostro piccolo ad utilizzare meno articoli di plastica, prediligendo articoli fatti di materiali biodegradabili; impariamo a ridurre gli imballaggi che portiamo a casa quando facciamo la spesa e vigiliamo sulla differenziata, non solo quella che si fa nelle nostre case, ma anche su quella che fa il nostro vicino, educando e istruendo. Un appello va fatto anche ai governanti perchè facciano norme che agevolino le aziende che intendono avviare nuove produzioni biodegradabili e incoraggino la ricerca sui sostituti della plastica. Ma la plastica non può essere eliminata definitivamente dalle nostre vite perché è contenuta in tutto ciò che ci circonda. Quindi bisogna giungere a un compromesso tra ciò che è utile e ciò che è superfluo. Sapremo mai farlo?
ISTITUTO COMPRENSIVO DI MATTINATA
classi 3^B, 3^C, 3^D