Il lavoro è on line su you tube, raccoglie nomi che agitano culturalmente il foggiano da tempo. Tutti insieme DJ, Producers e MC per dar vita ad una raccolta di dieci tracce che parla di una musica che resiste all’attacco della frustrazione. La creatività diventa un riscatto contro un nido di spine che, giorno dopo giorno, punge a goccia ematica, una dopo l’altra, fino ad una ferita esistenziale.
Allora, visto che non c’è una madre che sottrae questa generazione di nuovi urli senza briciole e bocche aperte, la fame viene saziata dall’arte condivisa.
Il romanzo di formazione di questa prole aviaria ancora senza volo, trova una natura amica nel vedere crescere il saltello e le prime parole in un mondo-cielo dove ogni stella segna una traettoria.
Ogni nuovo gorgheggio, sample, field-recording è registrato, mixato e masterizzato da Mastro Jail nei locali dell’associazione I Polli di Pirro, presso l’ex carcere di Apricena:
Bonkers, Jumpo, Melino, Sesto Carnera, Totò Nasty, Dj Paisan, Bosco, PexOne, Cenzi, Jail e Secco Secco iniziano e finiscono uno dopo l’altro traettorie di una geografia sonorizzata che attacca il corvo padrone indifferente allo sforzo del servo lavorante, l’avvoltoio che passa alla fine per approfittare dei resti di un reato biologico che diventa un teatro di resistenza socio-patologica.
Però, dopo tanto tribolare e tentare il volo autodidatta e senza piumaggio maturo, mi piace pensare che ci si possa farsi trascinare da un nuovo maestro venuto dal passato con la sua chitarrina antica pizzicata sapientemente insieme al lamento di un’epoca senza gloria.
Un suono di quella chitarrina di Matteo Salvatore, che tanto è diverso dai beat dei cinguettii tecnologici e delle barre che si chiudono e si aprono restando sospese fino a beccare in picchiata sulla preda.
Quel nido di spine è stato distrutto, la ferita ha trovato cicatrice, il volo è stabile?
La cosa che rincuora chi ascolta questo “progetto”, è che tra maestri antichi e nuove generazioni di rap di vecchia scuola, c’è una Capitanata che non si fa adescare dalla moda della trap imperante, ma usa un linguaggio universale quasi che si ferma nel tempo e ferma il tempo. Ciò che conta è restare uniti. Perché uniti si può vedere la vittoria con un’oggettività lucida innanzi a ogni forma di “sottomissione”.
Si proprio quella di cui parla Michel Houellebecq nel romanzo “Sottomissione” appunto, o il realismo verista di Verga in Mastro Don Gesualdo.
Le tracce dell’album Countrick’s
Intro
In the Pex
N.J.P.T.
Ogni tua scelta
L’incantatore
Spaccatelle
Proibito
Speranza
Skit
Outro
Il link del canale you tube dove ascoltare l’album è https://www.youtube.com/channel/UClkecJ9y_ha4d3A9u6uu-qw