Gianluigi Buffon ha da sempre diviso drasticamente un po’ gli amanti del calcio: o si ama o si odia.
Vedendo solamente una sua foto c’è chi già gli punta il dito contro scrivendogli insulti e associando la sua eterna figura a scommesse, finali perse finendo col solito “bidone dell’immondizia al posto del cuore”.
Questi “tifosi” però, sono gli stessi che, nel 2006, quando Gigi ci difendeva da Podolski, Henry e Zidane, lo osannavano e quando Fabio Caressa urlò per due volte il suo nome, loro l’avranno urlato tre, prima di andare a festeggiare in piazza mezzi nudi sui motorini.
Sono sempre loro che avrebbero desiderato una vita come la sua, una vita da “Superman”, da eroe, da idolo, da bandiera, da leggenda. Ahh, quanto avrebbero voluto essere loro il miglior portiere della storia anziché stare sempre lì a cercare il “Nuovo Buffon” con la solita esclamazione: “È più forte lui”. Però, il lui ogni anno cambiava mentre Gigi restava. Non diciamoci sciocchezze, non ne nascerà mai più nessuno come lui, è unico. Questa gente che è andata contro Buffon cosa ne sa dell’incubo Serie B subito dopo aver toccato il tetto del mondo, cosa ne sa del buio della depressione prima di uscirne, ancora una volta, da vincente.
Gigi di errori nella vita ne ha fatti pochi ma, forse, il più grande è stato quello di non aver difeso i colori sbagliati. Perché se avessi difeso i colori delle loro squadre del cuore, si sarebbero dimenticati di tutto. Si sarebbero dimenticati di scommesse, finali perse e battute sul bidone dell’immondizia.
Per il calcio, caro Gigi, hai rappresentato il “Numero Uno dei Numeri Uno” e, ti preghiamo, qualcuno ha detto che potrai giocare fino a 50 anni ma, a noi basta che ci fai sognare ancora, almeno per un po’. Oggi è il tuo compleanno, sono 43 anni del tuo mito: Auguri, Gigi! E… Grazie.
Auguri, Gigi! “C’è che ormai che ho imparato a sognare e non smetterò”