E’ tempo di vendemmia, una pratica agricola dalle antichissime origini, ed una delle attività economiche più importanti della nostra cultura territoriale. Conosciamo alcune curiosità sul vino, da sempre protagonista sulle tavole imbandite.
Lo stato in cui si beve più vino
Il Vaticano vanta di primato che va rapportato al piccolo numero di abitanti di questo minuscolo stato e al vino che serve per le messe, ma intanto il consumo è di tutto rispetto: ben 74 litri a persona.
Alle donne romane era proibito bere vino
Inizialmente il vino era proibito: se un marito sorprendeva sua moglie a bere aveva il diritto di ucciderla; l’ultimo divorzio attribuito a questa causa fu registrato nel 194 a.C.
Origine della parola Sommelier
Probabilmente la parola risale al XVI secolo in Francia quando un frate di un monastero fu incaricato di occuparsi delle stoviglie, della biancheria, del pane e del vino.
Gli inizi di Moët Chandon
La fine di Napoleone segnò l’ascesa di monsieur Moët: durante l’ultima visita del generale a Epernay, questi si tolse dal petto la croce della legione d’onore, per appuntarla sulla giacca di Jean-Remy Moët. Con la Restaurazione, l’azienda divenne fornitore di Champagne di tutte le case reali d’Europa.
Il significato della parola «vino»
Qual è l’origine della parola «vino»? Il nostro vocabolo deriva dal latino vinum che, col greco oînos, risale a quanto pare a un vocabolo pontico, vòino. Da qui anche l’ipotesi che il luogo di origine di questo termine sia la regione tra il Mar Nero e il Caucaso meridionale.
All’epoca del proibizionismo
Negli anni del proibizionismo, all’inizio del XX secolo, negli Stati Uniti fu rimossa ogni menzione del vino nelle scuole, così come nei testi universitari, in particolare nelle letterature greche e romane. Inoltre, nelle bibbie si esaltò il succo di uva non fermentato.
La vigna più antica del mondo
La vigna più antica del mondo è quella della principessa Sissi, a Prissiano, in Alto Adige. Qui, sorretta dal pergolato del castello di Katzenzungen, cresce rigogliosa da oltre 350 anni la vite Versoaln, dal 2006 compresa nei Giardini della principessa d’Asburgo.
La lacrima di Cristo
Da dove viene un nome così suggestivo come Lacryma Christi? Gesù, accortosi del furto compiuto dal suo angelo Lucifero che aveva rubato un pezzo di Paradiso trasformandolo nel Golfo di Napoli, pianse a dirotto e dal suo pianto nacque il vino più famoso del Vesuvio.
Il calendario delle semine
Maria Thun, scomparsa nel 2012, è l’ideatrice del «Calendario delle semine» che indica i giorni di semina favorevoli, in relazione al modificarsi delle fasi lunari: un testo che deve molto al «Corso sull’agricoltura» di Rudolph Steiner. Il calendario è stato tradotto in venti lingue.
L’alberata degli etruschi
Se ai Greci si deve il sistema ad alberello, agli Etruschi va attribuita l’alberata, ovvero viti arrampicate sugli alberi. Furono loro a estrarre dal campionario delle viti selvatiche cultivar destinate a un gran successo, come il Sangiovese, il Montepulciano e la famiglia dei Lambruschi.
Il più antico manuale di viticoltura
Qual è il più antico trattato di viticoltura? Pare che sia quello del botanico Teofrasto, IV secolo a.C. Da qui apprendiamo che i Greci non praticavano l’impianto a pergolato, ma quello ad alberello, cioè facevano crescere le piante vicino al suolo, senza legature a sostegni.
Italia o Enotria
La Penisola italica, per sue le condizioni favorevoli, fu chiamata dai Romani Enotria, la terra del vino. Orazio e Plinio, cantori convinti di questa bevanda, sostenevano che i migliori vini arrivassero dalla Campania
La contraddizione francese
Lo chiamano paradosso francese ed è un’espressione coniata dal ricercatore Serge Renaud dell’Università di Bordeaux: secondo lo studioso, il basso tasso di malattie cardiovascolari e la longevità dei francesi dipenderebbero dall’abitudine di consumare due o tre bicchieri di vino rosso al giorno.
Antiche tradizioni
La Grecia è l’unico paese al mondo che ha perpetuato fino a oggi l’antica tradizione di aggiungere una resina degli alberi al vino. Parliamo del Retsina, un vino che la maggior parte dei non greci preferisce bere molto freddo. E fu Asti Spumante. Grazie all’immaginazione di Carlo Gancia, a fine ’800 del secolo scorso, il Moscato in Piemonte cambiò veste. Anziché procedere all’appassimento delle uve, sperimentò con successo la spumantizzazione in versione dolce e profumata.
Il Brunello in camicia rossa
Il padre di uno dei più importanti rossi italiani fu un garibaldino, Ferruccio Biondi Santi, l’inventore del Brunello di Montalcino. Per dedicarsi al vino appese al chiodo la camicia rossa e sostituì l’uva Moscatello con il Sangiovese grosso.
I socialisti e il vino
A fine ’800, il movimento socialista appena nato non vedeva di buon occhio l’elevato consumo di alcol e acquavite, considerati pericolosi per la rivoluzione proletaria. I primi adepti invece assolvevano birra e vino come occasione di socializzazione.
Il padre dei lieviti
Louis Pasteur è lo scienziato francese ritenuto l’ideatore della moderna microbiologia. Fu lui a compiere, per ordine di Napoleone III, i primi studi scientifici sul vino e a illustrarli nel libro «Études sur le vin» la cui prima edizione fu pubblicata nel 1866.
Cure con il vino
Nel Medioevo spesso ai vini venivano aggiunti estratti vegetali o parti di piante a scopo terapeutico. Curioso era il vino «dell’oro spento» preparato spegnendo una lamina d’oro nel vino e usato nelle malattie della mente e per il conforto dei lebbrosi.
Enoiatra, l’antico terapeuta
Con questo termine si intende il terapeuta dei mali umani curati mediante il vino. La più famosa fu la moglie di Augusto, Livia. Il suo toccasana era il Pucino, affine, secondo alcuni, all’odierno Passito. Lo produceva in prima persona in Istria.
I rimedi del Rinascimento
Nel Rinascimento, un enoterapeuta di successo fu Sante Lancerio, anche bottigliere di papa Paolo III. Contro la spossatezza consigliava l’Aglianico, per il catarro il Casentino, per l’insonnia l’Asprinio della Campania.
Il vino alla coca
A fine ’800 ebbe un successo il farmacista francese Mariani, aggiunse foglie di coca al vino rosso di Bordeaux. Tra gli estimatori, Thomas Edison, la regina Vittoria e papa Leone XIII.
Nel Medioevo l’avvelenamento dei prodotti alimentari o delle bevande era una pratica molto diffusa. Scambiare un po’ di birra o di vino era diventato un segno di fiducia reciproca. Il gesto nasce dunque da un’esigenza di sicurezza: battere il bicchiere contro l’altro faceva sì che una parte del liquido finisse nell’altro contenitore.
L’espressione vocale «chin chin» entrò in uso tra i marinai e nei porti della vecchia Europa, soprattutto in quelli italiani, dove venne introdotto dagli ufficiali di Marina di Sua Maestà Britannica. Attecchì subito nella nostra lingua per il suono onomatopeico che richiamava quello di due bicchieri che si toccano tra loro.
@Cristian de Filippo