…verso il 21 marzo. Incontro con l’associazione Panunzio e l’europarlamentare Mario Fiore

L’Associazione Giovanni Panunzio incontra il Pascal il 23 febbraio 2022, per discutere sul tema “ la cultura dell legalità “. Interverranno il Presidente dell’associazione Avv. Dimitri Cavallaro Lioi e la Vicepresidente Giovanna Belluna. Sarà inoltre presente l’Europarlamentare Mario Furore.

Un comportamento si definisce illegale quando infrange le norme imposte dalla società in cui si trova la persona che lo mette in atto. Queste norme possono essere ritenute universali ma spesso non lo sono: esistono comportamenti che in una certa zona del mondo possono portare alla pena di morte e che in altri paesi non verrebbero nemmeno notati, senza contare il fatto che la legge può essere letta e riletta da chi la pratica e la studia (magistrati e avvocati in primis). Ritornando al vocabolario Treccani la legge è definita come “ogni principio con cui si enunci o si riconosca l’ordine che si riscontra nella realtà naturale o umana, e che nello stesso tempo si ponga come guida di comportamenti in armonia con tale realtà”. Legge e legalità quindi sembrano essere due concetti legati e di facile individuazione…finché non interviene un altro concetto, quello di morale.
Anche la morale dipende dalla collettività ed è costituita da quelle norme che sono riconosciute essere delle regole di comportamento che si basano su un’attribuzione di valori: si dividono i comportamenti “buoni” da quelli “cattivi” cercando di mettere ordine tra bene e male, tra giusto e ingiusto. Oltre alla morale condivisa però esiste anche la morale del singolo individuo che, basandosi sulle esperienze e sui contenuti emotivi di queste, non ricalca quella promossa da una certa società o da una certa religione e se ne discosta in misure diverse a seconda delle circostanze e della personalità del soggetto.
Ciò detto risulta più comprensibile il ricorso a comportamenti illegali da parte di alcune persone se consideriamo il fatto che la legalità comporta una scelta, scelta che a volte deve avvenire tra quella che è la morale dell’individuo e quanto viene invece richiesto dalla società. Un esempio di quanto detto ci viene dalla tragedia greca, e per la precisione dall’”Antigone”, di Sofocle: I due fratelli di Antigone, Eteocle e Polinice, hanno combattuto su due fronti diversi e sono morti. Il nuovo re di Tebe, per il quale aveva combattuto Eteocle, decide di seppellire quest’ultimo e di lasciare il corpo del fratello fuori dalle mura, senza onori funebri. Antigone decide di dare una sepoltura anche al fratello “traditore” e questo fa sì che il re la faccia imprigionare e condannare a morte: la fanciulla è andata contro le leggi di Tebe e deve essere punita ma Antigone sostiene di aver obbedito a ben altre leggi, che sono al di sopra di quelle degli uomini perché sono leggi divine. Queste leggi divine sono senz’altro riconducibili all’idea di moralità, di “giusto” e “sbagliato” e infatti la tragedia ce ne dà la prova quando Creonte, convinto dalla bontà di questo argomento (portato avanti dal figlio di lui, promesso sposo di Antigone) dà ordine di lasciar libera la fanciulla… che nel frattempo è però morta suicida in prigione. Il dilemma nato dallo scontro tra legalità e morale qui si conclude con una serie di tragedie che colpiscono il re, reo di aver disobbedito alle leggi divine, ma oggi non è difficile immaginare situazioni in cui le cose vanno esattamente al contrario, oppure seguono la strada indicata dalla tragedia ottenendo però un finale ben diverso.

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