Foggia non vuole più tacere…di @Christian Petruccelli

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Foggia, anni 80. Il costruttore Giovanni Panunzio, era ormai divenuto uno dei più importanti costruttori del capoluogo foggiano. Da ragazzo rimase orfano di padre, dovette subito darsi da fare, e, dopo anni di duro lavoro, riuscì, a  51 anni, a creare la sua azienda e metter su famiglia, aveva quattro figli. Nel dicembre1989 ricevette una telefonata nella quale gli venne fatta una prima richiesta di denaro dalla mafia foggiana, denominata “società”. Giovanni non cedette al ricatto e tenne duro fino al giorno in cui gli venne puntata contro una pistola che, fortunatamente, si inceppò. Decise, quindi, di rompere il muro dell’omertà e denunciare tutto alle Forze dell’Ordine. Scattò un blitz che portò a numerosi arresti e, purtroppo, anche alla sera del 6 novembre 1992 in cui Giovanni fu raggiunto, mentre era alla guida della sua auto, da una raffica di proiettili che lo portarono alla morte. Seguì un maxi processo che affidò alla giustizia l’esecutore dell’omicidio. La sua famiglia, da allora, sono trascorsi 30 anni, ha sempre fatto in modo che Giovanni non venisse dimenticato anche grazie all’Associazione “Giovanni Panunzio-Eguaglianza Legalità Diritti”. Il nome dell’imprenditore e quelli delle altre vittime di mafia italiane, vengono scanditi ogni 21 marzo durante la “Giornata nazionale della memoria e dell’impegno nel ricordo delle vittime innocenti delle mafie”, fortemente voluta dall’Associazione “Libera” di don Ciotti che, nel 2018, scelse il capoluogo foggiano come luogo della manifestazione. Essa vide, soprattutto, ragazzi e giovani sfidare a testa alta la criminalità. Oggi Foggia non vuole più tacere, non vuole più essere indifferente, e, finalmente ascoltata dallo Stato, attraverso l’Associazione antiracket “Luigi e Aurelio Luciani”, creata il 17 gennaio 2022, da alcuni imprenditori del luogo, dice no alle minacce, alle estorsioni, alle bombe e urla a gran voce contro quella “società” che, di sociale, ha soltanto il nome.

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