Articolo vincitore del mese di marzo. Non si costruisce Giustizia senza Verità

Restano pezzi di verità da difendere a tutti i costi

Il 31 Marzo del 1995 il direttore dell’ufficio del Registro fu ucciso per aver denunciato, presentando un esposto alla Procura della Repubblica, un giro di malaffare e tentativi di corruzione. Erano le 19:10, aveva solo 57 anni, Marcone stava rientrando dal suo ufficio, due colpi secchi, una vera e propria esecuzione per mettere a tacere un uomo che aveva scoperto illeciti che era pronto a denunciare. Un’esecuzione in piena regola di cui nessuno ha visto nulla, seppur fosse in pieno centro e in un orario di punta. Nei mesi successivi il “caso Marcone”, la paura, ma anche l’omertà, aveva paralizzato la città. Nonostante tutto, una parte della società e alcuni giornalisti locali cercano di far emergere la verità attraverso varie iniziative e incoraggiando la famiglia. Le battaglie dei figli e della moglie non sono riuscite ad arrivare ad una verità piena, Marcone non ha ottenuto giustizia, quella giustizia in cui lui tanto credeva e per cui tanto ha lottato. Questa memoria appartiene a Foggia, ha risvegliato la voglia di raccontare e scoprire la verità di persone che si impegnano a rendere la nostra città libera dalle mafie e dalla corruzione, perché la sua storia non è solo quella di un semplice e onesto funzionario, ma è quella di un’intera città. Il senso di verità e giustizia di Marcone non sono morti con lui. Per rendere la memoria viva, nel 2005, è stata conferita la Medaglia d’oro al Merito Civile, gli sono state intitolate la via dove è ubicato l’ingresso dell’Agenzia delle entrate, la scuola di Pubblica Amministrazione della provincia di Foggia, e infine, il 21 marzo 2013, l’Amministrazione Comunale ha voluto dedicargli una piazza, che ospita al centro un monumento con un’iscrizione che recita:” Non si costruisce giustizia senza verità”. La verità ridà dignità a un’intera comunità anche quando l’omertà sembra schiacciante.

Francesca Pipoli 3^M

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NON SI COSTRUISCE GIUSTIZIA SENZA VERITA’

Restano pezzi di verità da difendere a tutti i costi

Il 31 Marzo del 1995 il direttore dell’ufficio del Registro fu ucciso per aver denunciato, presentando un esposto alla Procura della Repubblica, un giro di malaffare e tentativi di corruzione. Erano le 19:10, aveva solo 57 anni, Marcone stava rientrando dal suo ufficio, due colpi secchi, una vera e propria esecuzione per mettere a tacere un uomo che aveva scoperto illeciti che era pronto a denunciare. Un’esecuzione in piena regola di cui nessuno ha visto nulla, seppur fosse in pieno centro e in un orario di punta. Nei mesi successivi il “caso Marcone”, la paura, ma anche l’omertà, aveva paralizzato la città. Nonostante tutto, una parte della società e alcuni giornalisti locali cercano di far emergere la verità attraverso varie iniziative e incoraggiando la famiglia. Le battaglie dei figli e della moglie non sono riuscite ad arrivare ad una verità piena, Marcone non ha ottenuto giustizia, quella giustizia in cui lui tanto credeva e per cui tanto ha lottato. Questa memoria appartiene a Foggia, ha risvegliato la voglia di raccontare e scoprire la verità di persone che si impegnano a rendere la nostra città libera dalle mafie e dalla corruzione, perché la sua storia non è solo quella di un semplice e onesto funzionario, ma è quella di un’intera città. Il senso di verità e giustizia di Marcone non sono morti con lui. Per rendere la memoria viva, nel 2005, è stata conferita la Medaglia d’oro al Merito Civile, gli sono state intitolate la via dove è ubicato l’ingresso dell’Agenzia delle entrate, la scuola di Pubblica Amministrazione della provincia di Foggia, e infine, il 21 marzo 2013, l’Amministrazione Comunale ha voluto dedicargli una piazza, che ospita al centro un monumento con un’iscrizione che recita:” Non si costruisce giustizia senza verità”. La verità ridà dignità a un’intera comunità anche quando l’omertà sembra schiacciante.

Francesca Pipoli 3^M

Restano pezzi di verità da difendere a tutti i costi

Il 31 Marzo del 1995 il direttore dell’ufficio del Registro fu ucciso per aver denunciato, presentando un esposto alla Procura della Repubblica, un giro di malaffare e tentativi di corruzione. Erano le 19:10, aveva solo 57 anni, Marcone stava rientrando dal suo ufficio, due colpi secchi, una vera e propria esecuzione per mettere a tacere un uomo che aveva scoperto illeciti che era pronto a denunciare. Un’esecuzione in piena regola di cui nessuno ha visto nulla, seppur fosse in pieno centro e in un orario di punta. Nei mesi successivi il “caso Marcone”, la paura, ma anche l’omertà, aveva paralizzato la città. Nonostante tutto, una parte della società e alcuni giornalisti locali cercano di far emergere la verità attraverso varie iniziative e incoraggiando la famiglia. Le battaglie dei figli e della moglie non sono riuscite ad arrivare ad una verità piena, Marcone non ha ottenuto giustizia, quella giustizia in cui lui tanto credeva e per cui tanto ha lottato. Questa memoria appartiene a Foggia, ha risvegliato la voglia di raccontare e scoprire la verità di persone che si impegnano a rendere la nostra città libera dalle mafie e dalla corruzione, perché la sua storia non è solo quella di un semplice e onesto funzionario, ma è quella di un’intera città. Il senso di verità e giustizia di Marcone non sono morti con lui. Per rendere la memoria viva, nel 2005, è stata conferita la Medaglia d’oro al Merito Civile, gli sono state intitolate la via dove è ubicato l’ingresso dell’Agenzia delle entrate, la scuola di Pubblica Amministrazione della provincia di Foggia, e infine, il 21 marzo 2013, l’Amministrazione Comunale ha voluto dedicargli una piazza, che ospita al centro un monumento con un’iscrizione che recita:” Non si costruisce giustizia senza verità”. La verità ridà dignità a un’intera comunità anche quando l’omertà sembra schiacciante.

Francesca Pipoli 3^M

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