Cronaca di un Esame: “being forgetful”

Il giorno della seconda prova scritta. Nessuno ne parla. Forse perché il momento più importante è tutto sbilanciato verso il debutto degli esami; forse perché ogni indirizzo ha una sua prova specifica. O forse, semplicemente, il motivo sta tutto nell’adrenalina dissolta dei curiosi. Ma per i ragazzi e le ragazze resta ancora un momento “critico”, nel senso di dover riformulare tutti i propri giudizi sul mondo, sulla gente intorno e su sé stessi. È l’esatto istante in cui realizzano che, passato il tempo della prova, tutto sarà diverso.

Sono commissaria esterna in un linguistico, per cui lo scritto del secondo giorno prevedeva una traccia di comprensione e produzione in inglese. E fra i testi proposti vi era un articolo che riguardava l’importanza del dimenticare i dettagli e ricordare le cose utili, per essere produttivi e performanti. Citazioni di filosofi, scienziati, studi di neurologi per dire che dovremmo fare esattamente come le macchine: impostare un algoritmo e selezionare ciò che è utile, eliminare ciò che non serve.

Perché? In fondo, la nostra mente non funziona per prestazioni e performance, non solo, comunque; e soprattutto non è proprio così, per ciò che concerne la memoria.

Ogni giorno facciamo esperienze, significative o meno, per il nostro animo, per la nostra vita. Ci appiccichiamo sopra delle emozioni e dei sentimenti, di qualsiasi tipo, dalla gioia, alla rabbia, al dolore e, ancora, al piacere. Ed è l’unico meccanismo che ci permette di immagazzinare o togliere. Non ci sono software o algoritmi che possano aiutarci. Magari! Se così fosse, potremmo impostarne uno che ci permetta di eliminare eventi o persone che ci hanno fatto male, conservare solo ciò che ci ha donato sorrisi e spensieratezza, con un meccanismo simile al film “The Eternal Sunshine of the Spotless Mind”: mi hai fatto star male? Ti cancello. Un tasto e via sofferenze e ansia.

E no, non va così. Accumuliamo esperienze che ci fanno crescere e, da bravi umani, sublimiamo eventi ed emozioni più inclini al nostro carattere. La trappola è proprio quella, in effetti. Più tendiamo ad accartocciarci su noi stessi, più daremo spazio a ricordi negativi; viceversa, se abbiamo imparato a rialzarci col sorriso, saranno gli eventi di gioia a prendere grande spazio.

I dettagli, le inezie, se non ci hanno toccati nel profondo, vanno via da sé. Ma tutto il resto ci forma, proprio nel senso di modellarci e renderci persone che agiscono e stringono relazioni.

La chiave è questa: sublimare. Sublimare cosa, esattamente? La scalata in cima trascinando un masso, come Sisifo. Se saremo inclini a dare un posto importante alla rovinosa caduta, non riusciremo mai a ripartire; diversamente, la gioia di arrivare in cima, di farcela, ci rimetterà in moto.

Il problema è che siamo così abituati a “funzionare” come macchine che abbiamo dimenticato la nostra ricetta umana di stare al mondo. E allora continuiamo a immagazzinare l’impossibile o a eliminare cose e persone importanti, solo perché riteniamo che in quel momento non ci servano per essere performanti, per nutrire le nostre ambizioni. E i momenti passano, passano anche le persone, in maniera irreversibile.

“Devo lavorare, devo risolvere dei problemi, devo lamentarmi, prendermela con tutto e tutti, non ho tempo per le cose consistenti”. Non sono discorsi fatti da giovani, ma da noi adulti. Scivola tutto via dalle mani e un giorno scopriamo di essere stati cancellati, come orme sulla sabbia, dalle maree del tempo. Che ne abbiamo fatto, allora, dei nostri anni se non dei mucchietti di inutili e inconsistenti parole o fatti?

E mentre pensavo, girando fra i banchi, ho visto molti volti , di studenti e studentesse, inizialmente contratti dall’ansia, distendersi in sorrisi veri di chi si sta incamminando verso la cima di quella montagna. Ho visto ragazzi e ragazze consistenti, veri/e, pieni/e di quelle emozioni che ti mettono in moto e non ti fermano facilmente.

Non so cosa abbia in serbo per loro la vita, ma spero con tutto il mio cuore che quel momento, quel lampo di gioia, sia per sempre un ricordo che li/e farà essere resilienti e forti, anche nell’ora più buia.

Forza, ragazzi e ragazze. È quasi fatta. Vi aspetta il Futuro!

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