Rileggendo le parole di papa Francesco ho riflettuto molto su quanto poco ci prendiamo cura uno dell’altro o del mondo che ci circonda, di quanto pensiamo solo a noi stessi senza dare troppo conto agli altri. Perciò come possiamo prenderci cura del mondo o del prossimo? Non c’è una lista di cose da rispettare per amare il prossimo ed il creato, bisogna solamente pensare che l’umanità è un’unica e grande famiglia, con pari diritti e pari dignità. Bisogna esprimere concretamente il concetto di solidarietà, quindi di amore per l’altro, non dobbiamo mai percepirlo come un sentimento vago, ma come una determinazione nell’impegnarsi per il bene comune, perché siamo tutti responsabili di tutti. Dunque dobbiamo avere una meta comune, ovvero, apprezzare il valore e la dignità di ogni persona, così da salvare coloro che soffrono per la povertà, per la schiavitù, per la malattia o le discriminazioni. Non dobbiamo però trascurare la cura del creato, la cura della terra, della nostra casa comune, e dei poveri. Dobbiamo maturare, quindi, anche il sentimento di unione con gli altri esseri della natura, che non può essere genuino se nello stesso tempo nel cuore non c’è tenerezza, compassione e preoccupazione per gli esseri umani. Un altro modo per prenderci cura l’uno degli altri è, in questo momento, rispettare le regole, come non uscire se non strettamente necessario, indossare sempre la mascherina e soprattutto non fare assembramenti con amici o parenti, tutto questo per evitare l’espansione di questa terribile malattia che sta facendo un’ecatombe di anziani, che possono essere i nostri nonni e i nostri cari. Rivedendo poi il film Schindler List e non capendo come mai si potesse odiare così tanto gli ebrei ho discusso coi miei genitori perché tutto mi appariva paradossale ed impossibile. Eppure mi hanno fatto capire che pian piano questa idea razziale era dapprima tollerata, poi normale e allora ho capito il perché la mia città sia così bistrattata nelle classifiche di vivibilità. Se qualcuno butta mozziconi di sigarette o carte a terra noi non lo notiamo, se qualcuno ruba noi ci giriamo dall’altra parte…insomma ci siamo abituati a tutto ciò. Ecco io vorrei dire ai miei amici “apriamo” gli occhi e apriamo “la bocca”, parliamone e non giriamo più la testa altrove. Basterebbe anche solo questo per iniziare ad indignarci e a cambiare tutto.
Cartisia Cetta, 3 O, I.C. Foscolo – Gabelli di Foggia