La voglia di prendersi tutto e il talento: Federico Chiesa

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Nei suoi occhi la ferocia di un leone pronto ad azzannare la preda.
Sempre pronto a rincorrere l’avversario, dannandosi l’anima per quell’ultimo pallone giocabile pur di dare un senso a ciò che un senso, probabilmente, non ha.
È grintoso, ha voglia di prendersi il mondo, ha voglia di farlo in fretta perché il tempo va a finire che poi le cose le logora, rovina, fino a renderle irrecuperabili. Anche le migliori, le più luminose. Anche un talento così cristallino, rischia di perdersi. E lui lo sa, e non sbaglia.
Sono valori che suo papà, Enrico, avrà sicuramente trasmesso a Federico. Perché lui è diverso. E poi ha quel talento e quella determinazione di sfondare che gli altri non hanno.
All’interno del gruppo è come se Fede recepisse che le sorti di un’intera squadra fossero posate sulle sue spalle. Spalle larghe che hanno sopportato critiche, spesso costruttive, e che ormai sono divenute fondamenta di una Nazionale che riconosce in lui la sua più grande stella.
Una stella che ci fa impazzire e che nel momento del bisogno cerchiamo disperatamente, sperando che ci possa risolvere una partita, o forse due, o un intero Europeo.
Federico è quel calcio che si respirava nel cortile, da bambini, dove si sputava sangue su ogni pallone per poi regalarsi un sorriso.
Un sorriso bello come il suo, dopo ogni vittoria.
È il nostro gioiello e da quest’anno, più che mai, “la Chiesa resterà per sempre al centro del villaggio”.

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